Bisognerebbe aver fiducia nei sogni, così dicono.
Invece mi scopro qui, impotente e incatenata a una contingenza
che non mi sembrava di aver scelto, a desideri che non sono sogni e che mi
divorano da dentro.
Ironizzare sui miei vizi è il mio vizio preferito e far
precipitare la fame in semplice appetito toglie un po’ di quel gusto selvatico
che la carne pretenderebbe.
Mentalizzo ogni impulso e lo analizzo sino a sfrondarlo in
modo ciò che è perverso divenga accettabile per quest’io tagliente e
giudicante. Invece di essere domata, domo. Al posto del fidarmi concedo
fiducia. Per non sottomettermi mi umilio.
Alzo il tono del discorso perché non diventi un intimo
sussurro e mi concedo al sorriso per non dover dire troppo di me.
Strano modo di essere slave!